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Internet per il restauro 64

Giancarlo Buzzanca

(estratto dalla rubrica pp.14-15)


I video dello sbarco sulla luna e la conservazione del nostro mondo

A ferragosto (2006) è stata diffusa questa notizia:
“Washington (Reuters) – Il governo USA ha perso la registrazione originale del primo atterraggio sulla luna, compresa la famosa frase di Neil Armstrong “un piccolo passo per l’uomo, ma un grande balzo per l’umanità”. Lo ha riferito ieri sera un portavoce della Nasa. La famosa passeggiata spaziale di Armstrong, vista da milioni di spettatori il 20 luglio 1969, è tra le trasmissioni che la Nasa non trova dopo un anno di ricerche, ha detto il portavoce Grey Hautaloma. “Li abbiamo cercati per oltre un anno e non li abbiamo trovati” ha detto Hautaloma. I video contenevano anche dati sulla salute degli astronauti e sulle condizioni della navicella spaziale. In tutto sono 700 le cassette perse della trasmissione della missione lunare Apollo. Tutto quello che era sui nastri lo abbiamo in una forma o in un'altra”, ha precisato Hautaloma La Nasa ha le copie delle trasmissioni TV e offre diversi clip sul suo sito. Ma quelle immagini sono di bassa qualità rispetto agli originali sui nastri magnetici dispersi. Hautaloma ha aggiunto che è possibile che le cassette non si possano vedere anche se saranno trovate, perché si sono rovinate nel corso degli anni: un problema comune per i nastri magnetici e altri tipi di registrazioni. Il materiale era conservato negli archivi nazionali ma era stato poi restituito alla Nasa verso la fine degli anni 70, ha spiegato ancora il portavoce. “Stiamo cercando nei documenti per vedere dove erano l’ultima volta”.
Se la notizia è passata sotto silenzio da parte dei media, magari con qualche commento stile vintage (eppure sono poco meno di 40 anni), nel mondo degli archivisti e bibliotecari, attraverso la lista di distribuzione di informazioni dell’AIB (Associazione Italiana Bibliotecari) è divenuta spunto per una interessante discussione. Lo spunto iniziale proviene da Pierluigi Feliciati, della Istituto Centrale per gli Archivi, che il 16 agosto us, riportando la notizia Reuters chiosava “Ci spaventa, credo soprattutto la cronica mancanza di attenzione – evidentemente anche da parte dei cugini d’oltreoceano – a promuovere strategie per la conservazione a lungo termine dei supporti “diversi dalla carta”, garantendone integrità e validità nel tempo”.
Maggiori informazioni in un altro ambito sono state fornite da Paolo Attivissimo notissimo cacciatore di bufale e divulgatore informatico, una sorta di Piero Angela dell’informatica. Attivissimo ha scritto un articolo che è stato pubblicato nel sito dell’Unione Astrofili Italiani corredando di particolari tecnici la notizia ma senza alcun riferimento ai problemi di conservazione. Il suo intervento puntava ai “complottisti” quelli secondo i quali lo sbarco avvenne in uno studio televisivo.
Andiamo per gradi: i video originali sono in bianco nero, a 320 linee di risoluzione (520 lo standard televisivo NTSC) e a 10 fotogrammi al secondo (30 sempre secondo lo stesso standard). I più anziani di noi ed io tra loro (siamo la beat&bit generation) ricorderanno come la ricezione del segnale Luna/Terra fosse tremendamente difficoltosa per il livello della tecnologia in quegli anni e quindi semplificata al massimo.
A sua volta il segnale, una volta giunto sulla terra e registrato su particolari strumenti, visto su particolari monitor ecc... ecc… venne convertito in standard NTSC (semplicemente puntando una telecamera sullo speciale monitor ricevente) e riconvertito, nel caso dell’europa in formato PAL. Il risultato finale era un documento televisivo che a causa delle continue conversioni e “necessarie” perdite di qualità, risultava sempre sgranato e di bassa qualità. Perché racconto tutta questa storia?
Perché se non c’è tutto c’è quasi tutto quanto occorra per sguazzare nei problemi della conservazione dei supporti informativi contemporanei. Nastri magnetici vecchi di 40 anni, archiviazione di documenti senza inventario archivistico, mancato riversamento su altri supporti di materiale documentario originale e potrei aggiungere altre voci senza stancarmi.
Comincio da constatazioni piuttosto banali e che i miei cinque affezionati lettori (ciao a voi tutti) ormai conosceranno a memoria. Chi volesse. oggi, leggere documenti che malauguratamente avesse lasciato su floppy disk da 5”1/4 (i mitici disconi molli) dovrebbe girare mezzo mondo per trovare un bel pc tuttora funzionante dotato del lettore apposito. Una volta trovato il pc dovrebbe accendere un cero a San Gennaro per trovare il software adatto a decodificare i dati in esso contenuti. A meno che non si tratti di testo “puro”.
Ricordo cursoriamente che se anche i video originali fossero stati nel frattempo trovati senza il lettore (unico al mondo) situato presso il Data Evaluation Lab nel Maryland non sarebbero leggibili. Solo una gran quantità di nastri nemmeno utili per fare le decorazioni natalizie!
Mi sposto di area…. documentazioni grafiche di importanti restauri, digitalizzazione di collezioni di opere messe in opera attraverso i famigerati giacimenti culturali (e chi se li scorda!), complesse relazioni tra dati, grafici, data-base ecc… ecc… tutto rischia di essere ormai muto, inservibile, illeggibile. Parodia di se stesso e monumento ai miliardi spesi.
Ricordo il felice porting della documentazione grafica del restauro della Cappella Sistina trasferita da una workstation Apollo (capito il percorso mentale??? chi non l’’avesse capito mi scriva pure che potrò rivelargli altri particolari!!!) funzionante con sistema operativo desueto da anni e organizzati in un formato non più supportato. Questi dati sono stati trasferiti in un formato (oggi) standard quale è il DWG (standard de facto) e quindi risultano nuovamente leggibili in ambiente windows senza alcuna perdita di informazione anzi con accresciuta capacità di “relazionare” i dati elementari, quelli, per l’appunto, di cui si è operata la conversione.
Esperienza di punta o minima attività di manutenzione di dati? Da un punto di vista “etico” direi che è stata una attività di manutenzione e trasferimento di dati in formati compatibili e supporti stabili (altro aspetto che non tratterò ora, sebbene anche questo sia piuttosto importante) che dovrebbe far parte della attività ordinaria di qualsiasi amministrazione deputata alla conservazione dei dati.
Non fa alcuna differenza che questi siano il frutto delle proprie attività (mettiamo il caso di un archivio di una qualsiasi Soprintendenza del MiBAC) o che sia la istituzione deputata alla archiviazione e conservazione (gli archivi di stato).
Avevo accennato il numeri passati della rivista all’esistenza di un Electronic Media Group nell’ambito dell’ American Institute of Conservation lamentando come, invece per quello che riguarda il mondo italico, la mancata riflessione sul destino delle memorie digitale operata nel mondo della conservazione lasciasse questo terreno alla mercè degli avventurieri del bit, quelli capaci di imporre allo stupido (disonesto?) funzionario di turno magari progettazioni di data base per ammontare numerose volte superiore al valore di mercato proprio perché la mancata capacità di comprensione e comunicazione lascia gli inesperti in pasto totale ai molti lupacchiotti che si aggirano numerosi dove le prede sono più deboli.
La conservazione delle registrazioni digitali è al momento attuale al centro di vari progetti. In tutti questi sono assenti istituzioni che si occupano della produzione e/o della conservazione delle stesse registrazioni. Ovvero le istituzioni responsabili dei contenuti.
Come se invece di riunire un consesso di medici se ne fosse riunito uno di patologi per discutere di prevenzione della salute. Abbiamo mai ragionato in termini di “restauro”? Abbiamo mai pensato se e se si in che maniera i precetti brandiani siano applicabili alla conservazione del digitale in generale ed alla conservazione della documentazione (grafica e non grafica) realizzata in un qualsiasi intervento di conservazione o restauro?
Comunemente s’intende per restauro qualsiasi intervento volto a rimettere in efficienza un prodotto dell’attività umana” Sono le parole con cui inizia la “Teoria del restauro” di Cesare Brandi.
Penso sia giunta l’ora di riflettere su questi temi in termini concettuali emarginando gli approcci tecnicistici (gli illetterati smanettoni in giacca e cravatta provenienti, in buona parte, dal “gestionale”) che già tanti danni hanno provocato alla cultura, alla documentazione in genere e all’erario in particolare.
Questa cultura dell’incultura porta a esiti che lasciano perplessi. Riprendo, in chiusura (momentanea) la comunicazione di Perluigi Feliciati a commento della notizia della perdita dei video originali dello sbarco sulla luna.
Continuano da noi (…) ampie vaghezze e numerose contraddizioni nella normativa sulla conservazione del digitale: ultima la nota del Ministero dell’università e della ricerca scientifica n.1420 del 28 luglio 2006 sul deposito delle tesi di dottorato alle biblioteche nazionali centrali su “supporto ottico”, naturalmente non chiarendo sulla base di quale standard, in che formato, con quali garanzie di integrità ed autenticità, insomma confondendo ancora una volta supporto e contenuti”

Appunto.

  • ps. un tizio sulla stessa lista di discussione rispondeva a Feliciati che quei video potevano e possono essere acquistati su Amazon…. Con ironia, voglia di provocare o in perfetta buona fede?
    In effetti anche la documentazione grafica degli interventi di restauro dell Cappella Sistina è pubblicata quasi per intero su possenti volumi. Magari si potevano scansionare e digitalizzare quelli??
  • ps2 il progetto digitalizzazione della documentazione grafica degli interventi di restauro del Laboratorio di Restauro dei Musei Vaticani si chiama Dafne….

Brandi nel web 2
Il 18 ottobre si sono compiuti 65 anni dalla fondazione, ad opera del duo Cesare Brandi e Giulio Carlo Argan, dell’Istituto Centrale per il Restauro. Due giorni di convegno organizzato dall'ICR hanno giustamente analizzato il rapporto tra Brandi e l'Istituto.
Mesi di attività frenetica per ricordare i 100 anni dalla nascita di Brandi. Una inaspettata gran quantità di informazioni immesse nel web. Al giorno d’oggi, avevo scritto, la importanza (ovvero la popolarità?) di ciascuno di noi si misura secondo le tiranniche e indiscutibili leggi dei motori di ricerca. Il nome di Cesare Brandi produceva pochi mesi or sono 33.400 risultati distribuiti tra Brandi teorico del restauro, scrittore, saggista, critico d’arte ed anche poeta. Oggi (ottobre 2006) risultano 45.600 presenze.
Si prevedeva la pubblicazione di un sito da parte dell’associazione amici di Cesare Brandi (tra gli animatori l’inesauribile e incontenibile Giuseppe Basile) ma…questa promessa si è dimostrata fallace ed è l’unico neo di un’attività ciclopica. Purtroppo.


Non c’è gusto
Da alcuni anni questa rubrica per le sue brave quattro volte l’anno produce questa carica di irrazionalità, denunce (tipo cittadino indignato che non riesce a celare la propria rabbia….), considerazioni critiche, tentativi di ironia ecc… ecc…
Una volta un esponente del MiBAC incontrandomi in una manifestazione si rivolse ad una donna, peraltro piuttosto interessante, della quale era in compagnia, col dito teso nei miei confronti “Lui è quello che ha scritto male del tuo sito!” lasciandomi incapace di qualsiasi azione positiva e propositiva ma solo intento a balbettare una qualche scusa.
A parte il tizio (in fondo era anche simpatico) tutti quelli che, invece, sono citati in queste pagine quasi per nome e cognome o non le hanno mai lette oppure son ben di molto superiori a queste miserie ed ostentano disprezzo e gran sicurezza di se. Un gran futuro li attende. Elementare, l’incompetenza verrà quasi sempre premiata! Non c’è gusto ...

(seguirebbero alcune righe che però sono state epurate sin dalla copia a stampa .... quindi epurate - da me stesso in un caso e nell'altro - anche nella versione web)


Kermes-La rivista del restauro
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pagina curata da Giancarlo Buzzanca   Pagina realizzata il 15 agosto 2007 modificata il  17 agosto 2007