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Internet per il restauro 61

Giancarlo Buzzanca

(estratto dalla rubrica pp.18-19)


Vis pugnandi - 2
Così terminava la rubrica nel numero precedente:
“Ma come? Nessuna stroncatura? Nessun lancio di polemica? 
Non vi preoccupate! Tutto bene: pressione, valori del sangue, indici di funzionalità epatica… tutto bene. Basta saper aspettare. Pungolare, sottolineare, polemizzare ed anche complimentarsi sono giochi dai quali non riesco e non riuscirò mai a sottrarmi.”

Ma poi ci si guarda in giro. Novità? Molto poche, direi. Talune strombazzate e sponsorizzate si rivelano essere progetti immaturi, finalizzati a qualcosa di diverso che la comunicazione nel campo della conservazione. 
Ma giacché questa rubrica tratta di conservazione è evidente che non se ne parlerà. 
Silenzio, please.
E’ pur vero che ciascun numero della rivista contiene delle osservazioni, anzi potrei dire senza timore, critiche sanguinose e promette sviluppi nella o nelle puntate successive mi pare opportuno cominciare a ripassare (almeno in parte) l’elenco delle vittime…


Conservation Awards - 2
Se ne era accennato nel precedente numero della rubrica. Occorre rinfrescare le idee o, in alternativa, comprare il numero precedente della rivista!
Sir Paul McCartney (lui, l’immarcescibile mito della gioventù di sessantenni e cinquantenni) sponsorizza e finanzia il Conservation Awards inglese, giunto alla sua decima edizione.
Tra i premi assegnati mi interessava il “Digital Preservation Award” che è stato conferito http://www.dpconline.org/graphics/advocacy/press/award2005.html  al PREMIS (Preservation Metadata: Implementation Strategies) Working Group http://www.loc.gov/standards/premis/  , un team di 30 esperti attivi nel campo della conservazione digitale con coordinamento presso la Library of Congress statunitense e partecipanti provenienti da numerose istituzioni appartenenti a 5 diverse nazioni. 
Il team di PREMIS lavora nel campo dei metadati per la conservazione delle risorse digitali, in altre parole per assicurare che gli oggetti digitali rimangano accessibili nel tempo. Il progetto è finalizzato alla definizione di un “international open-source standard for handling meta-data”. Il campo di applicazione dei metadati è quello relativo alle biblioteche e comunque quello delle istituzioni che archiviano contenuti digitali. PREMIS ha compilato (e reso disponibile) un "data dictionary" che identifica il “core digital preservation metadata”. Il tutto condito da esempi pratici e un protocollo software. Il premio è stato conferito proprio alla soluzione. 
Sono proprio le indicazioni dei giurati che hanno sottolineato come il progetto avesse superato il tradizionale approccio analitico (che talora tende a rimanere solo tale) in direzione della soluzione dei problemi. 
Questa è una “best practice” ed il mio invito non può essere che quello di dare una occhiata attenta al materiale disponibile nel sito.


Pornografia e musei? Un suggerimento per i creativi italiani 2
Per i musei e per i professionisti attivi nell’ambito dei musei è stato istituito un TLD – Top Level Domain - apposito, il .museum, gestito da Musedoma, società creata dall’ICOM (International Council of Museums) e dal Getty Trust. Un museo sarebbe opportuno non fosse identificato da un TLD del tipo .com che caratterizza attività commerciali in rete.
Il museo del rock italiano (del quale si sente la assoluta mancanza), ad esempio, dovrebbe essere caratterizzato da un indirizzo del tipo www.rockitaliano.museum  
Da quando il dominio è registrabile presso Musedoma in Italia solo 6 istituzioni hanno provveduto ad effettuare questa registrazione.
Curioso che pochissime istituzione si ponessero il problema della identificazione attraverso gli strumenti nativi del web del carattere dell’istituzione stessa. Inutile sottolineare che nello stra-stra-stracitato Manuale del gruppo di lavoro Minerva (questa volta non lo citerò per intero, prego ricontrollare tutte le puntate precedenti della rubrica) questi “consigli” venissero forniti con abbondanza di spiegazioni e specificazioni.
Allora se non si adottano le misure opportune per garantire visibilità e rinonoscibilità anche negli indirizzi dei siti provocando (ritenendo di provocare) ed interpretando il ruolo del creativo di turno suggerivo, nel numero passato della rubrica, la pronta adozione del dominio .xxx alle istituzioni che non avevano provveduto a registrarsi il dominio .museum 
Il dominio .xxx doveva essere quello relativo al porno. 
Visibilità e popolarità sarebbero state così assicurate. Dove non può la ragione possono i nostri istinti. Anche i peggiori. Ma che popolarità!!
Il governo statunitense ha improvvidamenete bloccato l’attivazione del dominio porno. Nessun problema per i nostri musei: erano sei ad essere registrati col dominio museum e continuano ad essere gli stessi sei.
I più si dividono tra .org e .it. Altri ancora si dilettano con indirizzi del tipo www.museodelletradizioniedellaculturadellavallatadimezzo.com
Già! Com, il TLD dedicato al commercio! Bah!!


Archivio di restauro nelle Marche
“Dopo gli studi fondamentali di Cesare Brandi, è ormai presupposto imprescindibile per gli studiosi di storia delle arti la necessità di riconoscere nell’opera d’arte i rifacimenti e le integrazioni causati da ripetuti interventi di restauro e di manutenzione, non solo ai fini di ogni azione conservativa e di tutela, ma anche “della ricostruzione critica del testo originale dell’opera d’arte”, “premessa fondamentale all’analisi storica e critica” (M. Cordaro).
Il progetto Archivi del restauro nelle Marche, finanziato dalla Regione Marche e cofinanziato dall’Università di Macerata e dall’Ente Universitario del Fermano, si è proposto di avviare studi e ricerche sulla storia del restauro nelle Marche come indispensabile strumento di indagine storico-critica oltre che di riferimento per chi opera nel campo della conservazione e del restauro. A tal fine si è condotta una capillare ricognizione della documentazione d’archivio relativa agli interventi di restauro e all’attività dei restauratori nelle Marche dall’Ottocento alla prima metà del Novecento. I dati emersi dall’imponente mole di materiale reperito sono stati inseriti in una apposita banca dati ad accesso remoto, presente in questo sito e liberamente consultabile, che si pone come strumento fondamentale per lo studio di metodo e prassi del restauro nel territorio marchigiano nel XIX e nel XX secolo”
Che aggiungere d’altro? Forse l’indirizzo: http://archividelrestauro.unimc.it/  dalla cui home page è tratta tutta la citazione sopra riportata. Benvenuto!


Brandi nel web
L’ 8 aprile si compiono cento anni dalla nascita di Cesare Brandi. Inutile aggiungere commenti e/o note critiche. Non spetta certo a me. Improprio anche qualsiasi riferimento al rapporto padre/figlio che l’Istituto Centrale per il Restauro ha nei confronti di Cesare Brandi che assieme a Giulio Carlo Argan inventò questa struttura pubblica ponendola da subito in un ruolo di riconosciuta leadership a livello mondiale (vedi la ripubblicazione alla fine del 2005, a cura della Rizzoli, di G.Buzzanca, P.Cinti; L’Istituto Centrale del Restauro, in D.De Masi -a cura di, L’emozione e la regola, Roma-Bari 1989. Ma chi si loda si sbroda….)
Al giorno d’oggi la importanza (la popolarità?) di ciascuno di noi si misura secondo le tiranniche e indiscutibili leggi dei motori di ricerca. Se una ricerca effettuata digitando il nome dell’ attuale direttore dell’ICR attraverso Google, il motore di ricerca per definizione, restituisce un valore di 824 risultati e quello di Giovanni Urbani ben 960 (salvo poi scoprire l’esistenza di un Cardinale Giovanni Urbani…), il nome di Cesare Brandi produce 33.400 risultati distribuiti tra Brandi teorico del restauro, scrittore, saggista, critico d’arte ed anche poeta. Non risultano, allo stato attuale delle conoscenze, omonimi.
Giusto per farmi e farvi male potrei annotare come, ad esempio Marco Parente, bravissimo ma misconosciuto cantautore sia presente in 123.000 risultati mentre la Loredana Lecciso, monopolizzatrice del nostro spazio informativo quotidiano … sia presente molte, molte, molte volte di più ma solo un decimo di quanto sia presente il presidente del consiglio “pro tempore”. Non ho fatto ricerche sui nostri eroi Totti, Del Santo, Rossi (Vasco+Valentino) o sui Gree Day. 
Cosa è possibile rintracciare su Brandi nel gran mare del web?
Sul sito del Suo istituto, per cominciare, è presente solo una succinta e non impegnativa nota biografica: http://www.icr.beniculturali.it/finalita/brandi.htm . Uhm. 
Molte sono le citazioni bibliografiche e, in particolare, le presenze nelle bibliografie d’esame che ogni buon corso di teoria del restauro attivo in Italia non può che includere.
Ma se togliessimo bibliografie d’esame nonchè editori e rivenditori di libri quanto rimarrebbe dei 33.400 risultati? 
Poco, credo, molto poco. 
A dire il vero si prevede la pubblicazione di un sito da parte dell’associazione amici di Cesare Brandi (tra gli animatori l’inesauribile e incontenibile Giuseppe Basile) ma…mentre scrivo non vedo, o almeno non trovo, tracce di questo prodotto. Purtroppo.
Io continuerò a cercare questo sito o qualsiasi altra cosa dovesse nascere dedicata all’opera ed al pensiero di Cesare Brandi pronto, questo è il lato antipatico di chi faticosamente scribacchia questa rubrichetta, a rilevare imperfezioni … anche perché credo debba esistere coerenza tra materiali e struttura ….


Bicefalo? No grazie!
Il sito del Conservation Institute appartenente al Getty Trust http://www.getty.edu/conservation/  modifica periodicamente layout, elementi grafici e impostazione generale dell’interfaccia grafica del sito. L’ultima modifica (avvenuta nel periodo a cavallo tra il 2005 ed il 2006) è quella relativa alla testata ed al piè di pagina. La modifica punta a realizzare un migliore coordinamento tra i siti del museo e degli istituti che fanno capo al Getty Trust. Ah California: a lei dobbiamo surf e internet!
Le istituzioni italiche attive nel mondo della conservazione (dei beni culturali in genere) sembrano essere invece curiosamente bicefale: da una parte una dichiarata attenzione ai meccanismi del web che ha portato ad emettere indicazioni precise (ed indiscutibili) riassunte nel Piano di comunicazione coordinata dei siti web del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ma poi, navigando tra i vari siti di quest’amministrazione ... mamma mia che impressione!
L’immagine unitaria e coordinata non si raggiunge, è evidente, solamente attraverso l’adozione di strumenti atti a favorire accessibilità, qualità di contenuti, riconoscibilità dell’istituzione, visibilità e trasparenza della stessa. La comunicazione coordinata non può che prevedere, come parte integrante della comunicazione stessa, una decisa attenzione agli aspetti formali.
Magari uno stage di aggiornamento per un gruppetto di funzionari (tecnici ed operativi - io mi candido senza esitazioni) del Ministero presso una istituzione quale il citato Getty potrebbe essere di gran giovamento. 
Getty si? Getty no?
Perbacco! 
Ma era una metafora!


Kermes-La rivista del restauro
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pagina curata da Giancarlo Buzzanca   Pagina realizzata il 5 aprile 2006 modificata il  05 aprile 2006