Internet per il restauro 59
(estratto dalla rubrica pp.18-19)
Pornografia e musei? Un suggerimento per i creativi italiani
Manzoni si attribuiva venticinque lettori, Guareschi ventitre. Questa rubrica, evidentemente, potrà averne non più di un paio da ricercare tra i familiari stretti dei quali, comunque,non svelerò i nomi.
Se i lettori sono numericamente questi allora alcuni ragionamenti espressi su queste pagine non possono essere rimasti che puro esercizio letterario e tale, penso, rimarranno.
Ad esempio più volte il tema della “individuazione” dei siti attraverso la attribuzione di un TLD adeguato era stato fonte di alcune osservazioni, spunti, affermazioni fatte a più riprese.
Il TLD (top level domain) è costituito da quelle 2 o più lettere che si trovano al termine della URL (l’indirizzo del sito) e che identificano l’area di appartenenza o geografica – come .it – o di materia – come .edu o .com.
Proprio per i musei era stato istituito un TLD apposito, il .museum, gestito da Musedoma, società creata dall’ICOM (International Council of Museums) e dal Getty Trust. Un museo sarebbe opportuno non fosse identificato da un TLD del tipo .com che caratterizza attività commerciali in rete.
Da quando il domio è registrabile in italia solo 6 istituzioni (pubbliche e private) lo hanno fatto e, tra queste, attivato il dominio museum.
(...)
Nessuna indicazione a proposito è giunta da parte delle “autorità competenti” sia dal punto di vista formale sia dal punto di vista dell’autorevolezza. Il tema della gestione dei domini sembrerebbe essere riservato a quelle poche decine d’iscritti all’ ISOC (Internet Society) e pochi altri.
Però si dà il caso che in questi giorni l’ente che soprintende ai domini mondiali (ICANN – Internet Corporation for Assigned names and Numbers) ha annunciato l’apertura di una discussione per l’attivazione del dominio .xxx (porno, anzi cyberporno).
Beh! Ci sarà da giurarlo ... i siti italici al termine del processo di approvazione del dominio saranno sicuramente in numero adeguato. Direi che è inutile fare esempi ma in questo caso *****.xxx si presenterà sicuramente ben più “attraente” di *****.com. E sarà anche più sensato….
D’altra parte siamo pur sempre il “Bel Paese” che detiene ampie percentuali (30%? 50%? 70%? 90%? Ogni volta che si legge un articolo a proposito la percentuale aumenta… ma forse altro non è che una leggenda metropolitana) del patrimonio culturale mondiale e quindi particolarmente attenti a tutte le problematiche che questo settore investono direttamente ed indirettamente. Non è così?
La lezione di Italo Calvino
Alcune considerazioni per puro sentimentalismo….
Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza: una serie di termini che sembrerebbero descrivere il web con assoluta chiarezza (altro che le “Ten Usability Heuristics” di Jacob Nielsen, il guru dell’usabilità) ed eleganza ma che in realtà sono le parole attraverso le quali Italo Calvino tentava, nelle “Lezioni americane”, di delineare le caratteristiche essenziali della scrittura nei nostri giorni. Una parte di queste osservazioni possono essere trasferite allo scrivere per il web ovvero allo scrivere ed organizzare dal punto di vista dell’usabilità e della qualità dei contenuti le pagine fruibili on-line.
Scrivere per il web non significa affatto abbassare il livello della comunicazione piuttosto significa cambiare le coordinate all’interno delle quali ci si muove. Allo stato attuale la scrittura per il web sembra essere, per lo più, una scrittura senza qualità tesa alla comunicazione che tende allo stile delle notizie di agenzia. Il settore della conservazione e dei beni culturali non sembra essere diverso dagli altri.
Rimanendo su Calvino: leggerezza e molteplicità
Caratteristica originaria del web è la sua totale delocalizzazione. Il valore è fornito dal link non dal possesso in se dell’informazione. Questa, anzi, deve essere il più raggiungibile e visibile possibile, aperta programmaticamente a qualsiasi tipo di link o di citazione se ne voglia fare.
Una pagina web con 2 immagini potrebbe avere le singole immagini ed il testo conservati in tre diversi server. Poco pratico e difficilmente controllabile… ma possibile.
Da un punto di vista tecnico, e torniamo così al nostro specifico tecnico, diviene poco interessante, dal punto di vista dell’utente finale (l’internauta), sapere dove sia collocata l’informazione ma è, invece, fondamentale potere utilizzare tutte le informazioni elementari senza dover dotarsi di uno specifico “traduttore” e senza entrare, ogni volta, in ambienti e standard diversi.
L’informazione valida è quella utilizzabile, ovvero interoperabile, e prodotta in aderenza agli standard descrittivi comuni, validata dalla comunità degli specialisti e, infine, conservata e resa disponibile attraverso piattaforme ed interfacce orientate all’utente.
Cosa vuol dire tutto ciò e perché ne parlo?
Nell’ambito del “sistema beni culturali” sono in corso di messa a punto e realizzazione tecnica alcuni grandi progetti che hanno tutti il tratto comune di essere definiti “portali” (della cultura, del turismo, delle pratiche di digitalizzazione, delle biblioteche digitali, ecc…)
Nel numero precedente della rivista si era raccontato il lancio di “Internetculturale” rilevandone (rivelandone?) alcuni difetti nel funzionamento dell’interfaccia utente e della grammatica formale e comunicativa delle pagine web. Non era una critica, evidentemente, sui contenuti che continuo a ritenere sarebbe interessante distinguere per tema ed analizzare pacatamente punto per punto.
Discutere sui contenuti, è vero, ma come potrebbe essere condotta questa discussione?
Solo sui contenuti?
I siti web nascono per comunicare in un linguaggio parzialmente nuovo vecchi e nuovi “contenuti”.
L’utente (generico o specialistico) è al centro del web.
Ma pochi siti pubblici amano diffondere statistiche od analisi qualitative rispetto all’utenza del sito. Salvo smentita, è vero, ma se solo fossi un pochino più coraggioso direi che su siti italiani “culturali” non mai ho trovato indicazioni di tipo statistico sull’utenza … Almeno queste informazioni non sono poste a disposizione dell’utente e le statistiche della Nielsen (tradizionalmente attenta al web) si riferiscono ad ambiti generali dove portali informativi e quelli dei grandi provider italiani non hanno confronti, per numero di utenti, rispetto a quelli degli ambiti di nicchia.
E’ possibile, come credo sia noto a molti, tracciare i percorsi di lettura e di consultazione di qualsiasi pagina web e quindi conoscere in maniera sufficientemente precisa quanti siano gli utenti unici del sito, quali siano le pagine consultate, quale sia la durata media della consultazione e quali siano i percorsi usuali ed i punti di accesso al sito.
Questi e molti altri dati. Ma questi dati non li abbiamo e quindi talvolta le nostre osservazioni (nostre è riferito alla comunità web in generale) sono senza gambe, prive di respiro e, in ultima analisi, acqua fresca e parole al vento.
Quantità non è qualità. Sarò il primo a difendere questa affermazione. Ma se allestirò un sito dedicato alla storia ed alle prospettive di sviluppo della malacologia mediterranea avrò un numero di potenziali utenti non particolarmente elevato mentre se metterò on line tutte le risorse digitali dei musei italiani probabilmente mi rivolgerò a utenti differenziati (da specialisti ai fanciulli scolarità elementari incaricati dell’immancabile ricerca da parte dell’illuminato insegnante di turno) che potrebbero essere in numero molto ma molto elevato oltre che provenire da ambiti linguistici diversi ed avere avuto accesso mediante connessioni di diversa qualità.
Avevo già accennato in passato come identificare quantitativamente il numero di utenti potrebbe dare indicazioni precise anche sul comportamento di gruppi omogenei di utenti.
Il sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali indica, nella home page, la possibilità di scegliere un percorso per potenziali utenti che sono così individuati:
* studente;
* insegnante;
* ricercatore;
* operatore dello spettacolo;
* amministratore locale;
* tour operator.
Funzionano? Non funzionano? Davvero questi percorsi sono frequentati?
Spero, forse già nel prossimo numero, di poter rispondere a queste domande tramite interviste ai responsabili del sito del MiBAC.
Il sito degli Uffizi
L’inserto Personal Journal del The Wall Street Journal Europe del 10/12 giugno presenta in prima pagina un articolo “Connecting with art” su alcuni musei europei. In questo articolo vengono giudicati (senza ausilio di voti o simbolini vari) i siti di alcuni tra i più importanti musei europei:
* Hermitage - San Pietroburgo http://www.hermitahemuseum.org
* Musei vaticani - Città del Vaticano http://mv.vatican.va/3_EN/pages/MV_Home.html
* Guggenheim – Bilbao http://www.guggenheim-bilbao.es
* Louvre – Parigi http://www.louvre.fr
* Uffizi – Firenze http://www.polomuseale.firenze.it
L’ordine, secondo l’articolista è dal migliore al peggiore. Non ne sono così convinto.
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