Internet per il restauro 57
(estratto dalla rubrica pp.24-55)
Restauri on line
Come sua buona abitudine la rivista Labitalia pubblica una classifica relativa ai “migliori siti italiani” distinguendo i siti per diverse categorie ( http://www.labitaliaonline.it/lab/classifiche/s_000000014.htm ). La classifica dei migliori siti dei Ministeri vede costantemente tra le prime posizioni (secondo il giudizio della giuria di esperti della rivista) il sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali valutato positivamente, in particolare, per la quantità dei contenuti. La quantità… e, aggiungiamo noi, anche una piccola rendita di posizione per la quale i contenuti di un sito dedicato essenzialmente alla cultura risultano, al giudizio comune di molto più attraenti ed interessanti di quanto viene solitamente proposto, ad esempio, da un Ministero della Giustizia o dal Ministero delle Finanze sebbene, ad onor del vero, occorre notare come la navigabilità e la chiarezza dei contenuti vengano indicati come gli aspetti meno brillanti del sito del MiBAC... Complessivamente il gruppo “Ministeri” non ha valutazioni particolarmente elevate. Se poniamo l’attenzione alla classifica relativa ai “Trenta migliori siti dei musei” possiamo vedere che questi hanno, in generale, punteggi attribuiti più elevati rispetto al gruppo “Ministeri”, tant’è che il sito del MiBAC si collocherebbe, dal secondo posto in cui si trova, al quindicesimo posto se fosse, per ventura, inserito tra i musei. Cosa vuol dire “maggiore qualità”? “La valutazione mensile dei siti – si legge nel sito Labitalia alla pagina http://www.labitaliaonline.it/lab/classifiche/s_000000014.htm - è costruita a partire da alcuni parametri di giudizio fissi. Parametri che riguardano la quantità, la qualità, la fruibilità, l'aggiornamento e la comprensibilità dei
Avere il nome giusto è molto importante. Sappiamo che le modalità che determinano l’assegnazione dei nomi (i cosiddetti domini di secondo e terzo livello) oscillano tra rigore burocratico ed eccessi di fantasia ed invenzione. Nel mondo della conservazione e del restauro da tempo si sono esauriti quei pochi nomi che erano a disposizione. Ecco perché scoprire un http://www.restaurionline.it lascia un minimo sorpresi. E’ il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che ne è il proprietario. Non sappiamo se il dominio sia stato acquistato da altri o se, stranamente, un nome così semplicemente evocativo sia rimasto libero sin al mese di marzo 2004. Restauroonline era il nome di un sito che ha avuto, per alcuni anni, un enorme successo suggerendo l’idea che potesse esistere una imprenditoria capace di prosperare anche in un settore piccolo e di nicchia quale il restauro e la sua rappresentazione nel web. Il successo di restauroonline (chi avesse frequentato in quegli anni le conferenze e fiere dedicate al restauro ne ricorderà, forse, la presenza), in realtà, si è dimostrato inconsistente e di questa esperienza si sono perse le tracce. Torniamo a restaurionline per dire che in realtà il sito non esiste, ovvero è composto da una pagina che consente (gennaio 2005) di scegliere se consultare altri due siti. E’ una pagina di reindirizzamento. In questa pagina leggiamo “I cantieri di restauro aprono le porte all’occhio discreto delle webcam. Gli interventi più significativi sono e saranno costantemente monitorati per restituire all’osservatore, in diretta, l‘immagine di quanto avviene. Sarà possibile vedere “rinascere” un opera d’arte sotto le abili mani dei restauratori. Una forma che riemerge o un colore che torna a brillare ridanno vita all’idea dell’artista facendo provare all’osservatore di oggi antiche emozioni.” I siti linkati sono quelli relativi al restauro dell’Apollo di Veio http://www.apollodiveio.it ed al restauro del Tondo di Fra’ Bartolomeo alla Galleria Borghese http://www.ilrestaurodeltondo.it . Ambedue i restauri, così come il sito stesso, usufruiscono dei finanziamenti erogati dalla Federazione Italiana Tabaccai. L’idea di assistere via webcam ad operazioni di restauro, invero, non ci entusiasma troppo. Il lavoro di restauro è un lavoro di precisione ed attenzione, spesso molto lento, fatto di gesti ripetuti e di quella sapienza artigiana/scientifica/tecnica che è alla base della ricetta “nostrana” di restauro. Una connessione webcam costa molto a chi la produce, impegna una banda larga ... e alla fine sembra non poter essere giustificata se non per interventi di gran lustro. Parole inutili perché tanto di webcam non sembra esserci traccia nei due siti menzionati. Di webcam direttamente sulla scena del restauro ricordiamo (omettiamo per carità alcune supponenti presentazioni che hanno avuto il gran pregio di durare solo un certo numero di minuti e di essere state, poi, dimenticate) quella del restauro del Monumento sepolcrale di Papa Giulio II di Michelangelo Buonarroti nella chiesa di San Pietro in Vincoli http://www.progettomose.it/ (dominio web di proprietà della società che ha sponsorizzato i lavori!) “Il sito www.progettomose.it è stato realizzato per consentire al pubblico di seguire on line le fasi del restauro del Mosé di Michelangelo a San Pietro in Vincoli a Roma, progetto al quale Lottomatica ha dedicato risorse umane ed economiche con l’obiettivo di promuovere la fruizione della cultura anche attraverso le più moderne tecnologie multimediali (….) Nel caso del “Progetto Mosè”, abbiamo scelto di rinnovare il rapporto tra arte e pubblico, facendo del restauro un’esperienza condivisibile da tutti grazie alla realizzazione di un sito dedicato”.(dalla pagina http://www.progettomose.it/ita/eventi/keyaward.html ) Un sito di gran qualità formale così come il restauro che ha visto coinvolti anche Helmut Newton e Michelangelo Antonioni. Un sito ricchissimo di informazioni ma che, curiosamente, non indica (così ci pare salvo opportune correzione) chi siano stati i realizzatori del sito stesso Nei siti, invece, di cui abbiamo cominciato a parlare questa indicazione non manca. Siti, si badi bene, onesti. Lasciando da parte alcune considerazioni sul web-design dei siti (comunque gradevole, di livello decisamente superiore rispetto a molte delle realizzazioni della amministrazione dei beni culturali), intendiamo dire che contengono, giustamente, relazioni tecniche, un minimo di storia artistica e conservativa degli oggettiva ma sembra non sia stato ben calibrato il potenziale utente del sito stesso. .I due siti dedicati al restauro hanno una struttura abbastanza simile (ed un simile uso di commenti sonori) che rendono ambedue i siti più vicini ad una brochure pubblicitaria ipertestuale e multimediale che ad un sito per specialisti della conservazione. Ma quale deve essere il pubblico di riferimento per siti con queste caratteristiche? Per “profilare” l’utenza dei siti web dedicati alla conservazione ci riserviamo di intervenire molte altre volte in questa rubrica. Per il momento lasciamo aperto questo interrogativo.
Museo & Web, ovvero ancora Minerva
E’ stato presentato a Roma il 16 dicembre 2004, dalla Direzione generale per l'innovazione tecnologica e la promozione del Dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, un nuovo strumento realizzato nell'ambito, un prototipo di sito web, basato su parametri di qualità nazionali ed europei. 'Museo & Web' è un Kit di progettazione – così si affermava nei comunicati di presentazione dell’incontro - rivolto ai musei di medie e piccole dimensioni, che intendono sviluppare un sito web di qualità. Il progetto è stato ideato e realizzato nell'ambito del progetto MINERVA, in particolare sulla base dei criteri presenti nel Manuale per la Qualità dei siti Web pubblici culturali, dei Principi europei per la qualità di un sito Web culturale, e del relativo Manuale, e in ottemperanza della Legge n. 4 del 9 gennaio 2004 “Disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici” (c.d. Legge Stanca) e relativo Schema del Regolamento di attuazione. L'obiettivo è di fornire uno strumento utile alla progettazione di siti web culturali puntando sulla centralità dei contenuti, sulla loro qualità e accessibilità come elemento di orientamento per la progettazione di un'applicazione Web nel settore della cultura, specificatamente nell'ambito del patrimonio culturale di competenza pubblica. Il prototipo MINERVA verrà adattato al più presto alle altre categorie culturali, come le biblioteche, gli archivi, il patrimonio diffuso nel territorio, gli uffici di gestione e di tutela e i centri di ricerca e formazione. Il prototipo è consultabile e scaricabile solo dopo aver compilato il form presente alla pagina http://www.minervaeurope.org/structure/workinggroups/userneeds/prototipo/index.html Questo e le regole di copyright esplicitate nel prototipo sembrano essere in leggera controtendenza rispetto all’affermarsi di politiche di copyleft e open access che caratterizzano oggi il web ed hanno caratterizzato, in realtà, da sempre le istituzioni accademiche statunitensi che hanno sempre rappresentato una sorta di repubblica della condivisione e distribuzione dell’informazione all’interno di un sistema sociale, peraltro, estremamente sensibile alla protezione del diritto d’ingegno. Ma questa è probabilmente una osservazione di poco conto. Il programma del seminario, con le slides in formato ppt tutte scaricabili liberamente, è tuttora (gennaio 2005) consultabile on-line all'indirizzo: http://www.minervaeurope.org/structure/workinggroups/userneeds/events/semwp5_041216.htm Museo & Web – si legge nel comunicato ufficiale di presentazione del progetto -si articola in quattro sezioni: a) ‘struttura e contenuti del prototipo’, dedicata alla presentazione dei contenuti e delle attività del Museo; b) ‘tutorial’ in cui si offrono dei suggerimenti per la costruzione delle pagine Web sulla base delle regole dell’accessibilità e dell’usabilità, oltre a dare indicazioni generali su architettura, gestione, interoperabilità, multilinguismo, copyright, ecc. c) ‘test di qualità’: si forniscono degli strumenti pratici per la valutazione dell'applicazione al proprio sito dei dieci principi europei per la qualità di un sito web culturale; d) ‘modelli’ in cui è possibile ‘scaricare’ i tre modelli della home page e di due pagine secondarie, di cui una con il sistema di navigazione secondaria. Museo & Web è stato progettato in XHTML 1.0 strict con l’uso di fogli di stile CSS. La sua struttura, nel rispetto delle regole dell’accessibilità, permette una navigazione dei contenuti indipendentemente dalla tecnologia usata dall’utente in rete. E’ navigabile attraverso le tecnologie assistive ed è possibile l’ingrandimento dei caratteri. I testi, esplicativi delle funzioni presenti nel prototipo, sono mirati a guidare l’utente, che intende adottarlo, nella sua applicazione pratica. L’applicazione del prototipo sarà possibile attraverso l’adozione e la personalizzazione dei modelli offerti e viene sostenuta dalle indicazioni presenti nei tutorial. La grafica del prototipo, impostata sull’uso delle tonalità del colore grigio, è volutamente semplice e “neutra”: gli utenti adatteranno il prototipo alle specifiche esigenze grafiche del progetto del museo on line. Sono presenti numerosi esempi di siti web sia nazionali che internazionali, selezionati sulla base dei contenuti, anche se i siti web non rispettano le regole di accessibilità. Museo & Web è stato realizzato dalla Commissione di Studio per la creazione di un prototipo di sito Web culturale pubblico nell’ambito dell’attività del WG5 Italia “Identificazione dei bisogni degli utenti e dei criteri di qualità per un accesso comune” del Progetto Minerva, coordinato da Fedora Filippi, in applicazione sperimentale del Manuale per la qualità dei siti Web culturali pubblici, (Roma 2004). Tra i componenti del gruppo di progettazione sono presenti forse pochi tecnici dipendenti del Ministero. Questo getta un minimo d’ombra sul mantenimento in vita dell’iniziativa legata, quindi, a specifici finanziamenti e a collaborazioni interministeriali che, per loro natura, non sono mai del tutto stabili. In questo caso incrociamo le dita.
SICaR w/b, ancora su questo software
Proprio mentre si scrivevano queste pagine è arrivata la Newsletter della Società Liberologico che produce il software SICaR del quale ci siamo già occupati nel numero 55 di questa rivista. In questa Newsletter si annuncia che : L'Opera della Primaziale Pisana ha adottato la nuova versione di SICaR w/b per il restauro degli affreschi del Camposanto Monumentale di Pisa, coordinato dalla dott.ssa Clara Baracchini della Soprintendenza di Pisa. Il nuovo software consentirà di effettuare la mappatura dello stato di conservazione e degli interventi effettuati su immagini ad altissima risoluzione. Il valore storico-artistico di questi affreschi è notevole. Vi lavorarono infatti i più celebri pittori del XIV secolo: prima il pisano Francesco Traini, poi numerosi artisti fiorentini, tra cui il mitico Buonamico Buffalmacco - protagonista di tante novelle del Boccaccio e di Franco Sacchetti - riconosciuto autore del ciclo detto "del Trionfo della Morte", quindi il misterioso Stefano, allievo prediletto di Giotto, Taddeo Gaddi, Andrea da Firenze. Ad essi si aggiunsero Antonio Veneziano, Spinello Aretino, l'orvietano Piero di Puccio e in seguito, dopo una lunga stasi dovuta al traumatico assoggettamento di Pisa a Firenze, Benozzo Gozzoli, che, tra il 1467 e il 1484, decorò con storie bibliche la galleria settentrionale su commissione di un vescovo di casa Medici. Nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, uno spezzone incendiario cadde sull'edificio danneggiando gravemente gli affreschi. Dopo un tentativo di restauro difficilissimo - che non ha retto al tempo - gli affreschi sono stati strappati dalle pareti e sono tutt'ora sotto la cura dei restauratori. E’ evidente che, avendone parlato e riparlato seguiremo questa applicazione con la maggiore delle attenzioni. Questa non è, ovviamente, una minaccia!
Kermes-La rivista del restauro
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