Internet per il restauro 49
Luciana Bordoni Giancarlo Buzzanca
(estratto dalla rubrica pp.16-17)
Internet ed il conservatore: binomio possibile?
E’ possibile stimare (qualitativamente e quantitativamente) in maniera attendibile l’uso che il conservatore fa del web e degli strumenti a questo connessi come la posta elettronica, la partecipazioni a forum, newletters ecc…?
Un primo tentativo di ottenere opinioni e dati statistici su cui poter ragionare era stato condotto da Jean D. Portell in occasione del 29° Meeting annuale dell’ American Institute of Conservation (AIC) tenutosi a Dallas, Texas, nel 2001. In quella occasione Portell, ricercatore newyorchese, presentò una relazione dal titolo “Conservation Cyberspace Communications and the Way We Work” nella quale si offrivano, assieme ad un glossario sull’elettronica preparato da Jeanne Drewes ed ad una generale presentazione delle utilità del web, curata da Mitchell Hearns Bishop, i risultati ottenuti dalla elaborazione di un questionario inviato dal Portell alla lista DistList (vedi Kermes 47) e che aveva visto su un totale di oltre 4.000 iscritti a quel momento 43 conservatori rispondere ai suoi quesiti. (vedi la relazione in http://digilander.libero.it/informaticaapplicata/documenti/portell.pdf). Pochi sicuramente ma le domande chiedevano opinioni e utilizzavano il metodo delle interviste a testimoni privilegiati.
Queste erano le domande che erano state proposte:
* Quando hai iniziato ad usare internet per ricercare informazioni pratiche che potessero esserti utili nel tuo quotidiano lavoro di conservatore?
* Hai ottenuto informazioni realmente utili ed efficaci attraverso internet?
* Hai contribuito, da parte tua, a fornire attraverso internet, informazioni e consigli utili attraverso liste di discussione o anche attraverso contatti e-mail diretti?
* Ritieni che le informazioni scambiate attraverso internet possano essere state, confuse, fuorviante o addirittura inadeguate?
* Nel futuro con quale frequenza conti di utilizzare internet per trovare informazioni, scambiare informazioni tra colleghi e per trovare o produrre informazione destinata alla lettura on-line?
Rinviando, per quello che riguarda questa elaborazione, alla relazione di Portell abbiamo posto queste stesse domande ad ben più piccolo gruppo di conservatori (la lista Restauro moderata da Sergio Tinè (vedi http://groups.yahoo.com/group/restauro )e la lista Informaticaapplicata moderata da Giancarlo Buzzanca (vedi http://groups.yahoo.com/group/informatica_applicata ). Poche le risposte anche in questo caso, bisogna ammetterlo. Tra queste particolarmente interessanti quelle di Neal Putt, Heritage Conservation Consulting, e quelle del pluricitato Tinè.
Quest’ ultimo ha rilevato come le informazioni giuste siano state ottenute, nel suo caso, solo dopo aver capito quali fossero la modalità ed il funzionamento dei motori di ricerca. Abbiamo già evidenziato come non possa esiste informazione se questa non è, effettivamente, rintracciabile e consultabile. Tinè ha aggiunto anche “Ho potuto notare che le informazioni sono limitate a tematiche teoretico-culturali. Sono rare le informazioni tecnico-pratiche.” Questo sembra essere in contrasto con il carattere che usualmente si annette al web: una grande officina dove ci sono attrezzi per risolvere ogni problema pratico. Anche Chiara, una delle partecipanti al Gruppo Restauro, sottolinea la stessa cosa: “Ho ottenuto informazioni a livello teorico ma molto meno a livello pratico. Penso che quest’ultime siano le più importanti da ottenere.” Mentre Cristina Gonzales-Longo sottolinea la necessità di sapere identificare e riconoscere le fonti.
Putt sottolinea, invece, la possibilità di ottenere, attraverso il web “sopratutto bibliografie della conservazione preventiva, breve guide alla conservazione preventiva, materiali didattici per studenti, ecc…” rivelandosi, poi, un utente modello della rete perché ne utilizza compiutamente le potenzialità di comunicazione. Vale solo la pena di ricordare che l’interfaccia web messo a punto nel 1990 da Tim Barnes Lee nasceva dall’esigenza di mettere in comune, all’interno della comunità scientifica del CERN, i risultati, delle esperienze di ricerca. Putt scrive: “ho preparato breve notizie sulla conservazione preventiva ed articoli espressamente destinati ad essere pubblicati all’interno di siti dedicati al conservazione e ai musei. Ho anche sperimentato letture on-line e chat rooms in esperienze di insegnamento a distanza sia con studenti universitari in Corea sia con conservatori-restauratori impiegati presso l’amministrazione pubblica canadese. Ho partecipato anche allo sviluppo di un web-site per la pubblicazione dei risultati del Congresso di Vantaa (vedi articolo di Joan Reifsnyder su Kermes 47). Il web, quindi, è per Putt, come per molti di noi, il luogo in cui si realizza, attraverso diversi ed adeguati strumenti, una forte circolazione e confronto di teorie ed esperienze pratiche.
Questo intervento serve come pretesto per alludere a quella gamma di opzioni possibili per gestire con efficacia la distribuzione via web delle informazioni. Il timore che sembra aleggiare, giustificato dai grandi tonfi delle sopravvalutate internet-companies, è quello di una sostanziale insufficienza dello strumento web che sembrerebbe quasi passato di moda.
In realtà la definizione delle caratteristiche dell’utente, in questo caso dell’utente conservatore comincia ad essere ritenuta come elemento centrale e fondante nella definizione di una strategia di sviluppo user friendly di risorse gestibili ed utilizzabili, quindi utili.
Da una parte, quindi la elaborazione di linguaggi di programmazione più stringati e puntati all’informazione, dall’altra l’attenzione, nuova, alla effettiva utilizzabilità (ed accessibilità anche da parte di particolari categorie di utenti come, ad esempio, gli ipovedenti) dei siti web.
I criteri di qualità dei siti web culturali sono, come già scritto, al centro di un progetto europeo che sarà presto trattato diffusamente Ci troviamo ancora a dover discutere, invece, del fenomeno della obesità telematica (vedi www.diodati.org/scritti/2001/obesita/obesi01.htm ) cui già nei numeri passati si era ripetutamente alluso e che non risparmia i siti dedicati al restauro. Cos’è questa obesità? E’ il progressivo crescere delle dimensioni complessive delle pagine e quindi il crescere dei relativi tempi di caricamento: animazioni flash, routines java, pagine traboccanti di frames e con un numero di immagini sempre maggiore.
E ciò non tiene conto della antinomia pubblico/privato.
Ad esempio l’home page del il sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (vedi www.beniculturali.gov.it ) non si sottrae a questa tendenza mentre quella di restauro on Line (vedi www.restauronline.com ), il maggiore tra i portali conservativi, oggi in una perdurante situazione di stasi, si materializza solo dopo un pausa piuttosto prolungata e il caricarsi di un numero quasi imprecisabile di piccoli elementi grafici. Entrambe le home pages sono realizzate con tecnologia ASP ed hanno le dimensioni di 195 Kb (in 95 files) la prima ed oltre 290 Kb la seconda (in 63 files).
Prendiamo invece la home page del sito del museo del Louvre (www.louvre.fr ): 10 files per un totale di 27 Kb.
E’ vero che questo giudizio non attiene alla qualità delle informazioni contenute e trasmesse da ciascun sito ma l’utilizzabilità dello strumento web discende anche da questo.
Prossimi eventi
Nei giorni 26 e 27 Marzo 2003 si terrà a Washington, D.C. il Convegno “SHARING THE KNOWLEDGE”. Scopo principale di tale evento consiste nel mostrare come la conoscenza posseduta da musei, biblioteche ed archivi possa essere integrata nelle varie istituzioni culturali http://cidoc.ics.forth.gr .
Il Congresso “THE E-WAY INTO THE FOUR DIMENSIONS OF CULTURAL HERITAGE” si terrà dal 8 al 12 Aprile 2003 a Vienna. L’evento organizato dal CAA (Computer Applications and quantitative methods in Archeology) http://www.archaeologie-wien.at/caa2003/caa2003 .htm presenterà e discuterà nuove idee per il settore della conservazione e ricerca del bene culturale.
Dal 5 al 10 Luglio l’Electronic Media Group dell’American Institute for Conservation organizza ad Arlington, Virginia, l’ annuale conferenza http://palimpsest.stanford.edu/byform/mailing-lists/cdl/2002/1197.html . Gli argomenti di interesse riguardano principalmente la conservazione del patrimonio culturale in formato elettronico e l’uso di tecnologie digitali per accrescere e migliorare le attività di salvaguardia e conservazione.
Il Simposio "NEW PERSPECTIVES TO SAVE CULTURAL HERITAGE" http://www.cipa2003-antalya.org/index.html si terrà ad Antalaya in Turchia dal 30 Settembre al 4 Ottobre 2003.
L’evento organizzato dalla CIPA Heritage Documentation http://www.cipa2003-antalya.org/about/whatis/whatis.htm e sotto gli auspici dell’UNESCO, dell’ICOMOS (International Council on Monuments and Sites), dell’ ISPRS (International Society for Photogrammetry and Remote Sensing) e del ministero della Cultura della Repubblica di Turchia, si pone come obiettivo principale quello di utilizzare le nuove tecnologie nell’ambito della conservazione del patrimonio culturale.
Progetti della UE
Si ritiene opportuno segnalare i seguenti due progetti, finanziati dalla UE, per l’interessante contributo informatico prodotto nell’ ambito delle istituzioni culturali.
Il progetto ARTISTE (An Integrated Art Analysis and Navigation Environment) http://www.artisteweb.org ha come obiettivo lo sviluppo di un sofisticato sistema per il ritrovamento delle immagini delle opere d’arte possedute presso quattro fra i più famosi musei di Europa: la National Gallery di Londra, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Museo del Louvre di Parigi e la Galleria degli Uffizi di Firenze. I quattro database relativi ai rispettivi musei contengono complessivamente circa 170.000 immagini 2D ad alta risoluzione.
Il progetto Sculpteur (Semantic and content-based multimedia exploitation for European benefit) http://www.sculpteurweb.org/ , i cui lavori sono iniziati nel mese di Maggio del 2002, svilupperà ulteriormente il sistema ARTISTE attraverso la presenza di archivi di modelli 3D associati ai rispettivi oggetti multimediali posseduti presso i musei.
Kermes-La rivista del restauro
Autorizzazione Tribunale di Firenze n. 3652 dell’1 febbraio 1988
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